Perché sei vegetariana?

Così non me lo chiedete più… (da http://www.genflor.com/medicina/alimentazione/diete-vegetariane.php)

Per coltivare cereali e semi proteici della produzione agricola destinati al nutrimento degli animali “da carne” si usano ingenti quantità di concimi e pesticidi pericolosi, che danneggiano i terreni contaminando in profondità falde acquifere e corsi d’acqua ,senza risparmiare l’aria. Queste sostanze si concentrano poi lungo la catena alimentare fino ad intossicare l’uomo. Ancora più grave è la situazione del Terzo Mondo, come in Amazzonia, dove negli ultimi anni il disboscamento operato per far posto agli allevamenti di animali ha distrutto circa 10.000.000 di ettari di foresta pluviale. Il ricorso a metodologie biologiche di coltivazione forse potrebbe arginare tali fenomeni, ma a costo di rese inferiori e costi maggiori.

Per chi volesse approfondire, potete trovare qui altri motivi che in parte condivido.
In realtà ci sarebbe anche una spiegazione relativa all’aspetto spirituale: non mangiare carne è diventato per me anche un modo per sentirmi più pura dentro.
In questo caso come in molti altri ultimamente, mi rifaccio alle parole di Terzani:

Lezioni di comunicato stampa


Misantropia

Nel mio cuore c’è un’incudine. Questa incudine in alcuni momenti è leggera come un vecchio ricordo di un pomeriggio di primavera, di quelli in cui si sta distesi su di un campo d’erba a veder passare gli aerei. Poi d’improvviso diventa ingombrante, pesante, immobile.
Arrivo a chiedermi se mai andrà via, se un giorno mi lascerà in pace. Se sarò in grado di cacciarla o se mai qualcuno mi aiuterò a farlo.

L’incudine un tempo era una gioia, un onore che era stato regalato solo ed esclusivamente a me, che era fatta e forgiata solo per me. Poi si è trasformata in qualcosa di oscuro, terribile, fino a diventare meschina, irrispettosa, di ghiaccio. Affrontarla quando era di materia fredda (e pesava, eccome che pesava) è stato un duro colpo dal quale non so se riuscirò a mai a riprendermi completamente.

Nel frattempo ci sono state emozioni belle, passeggere, intense, corporali.Poi i dispiaceri della vita o le mancate identiche frequenza mi portano a pensare che io ho già vissuto quello che dovevo vivere, che ho già visto TROPPO e che questo troppo mi sta distruggendo.
Una volta toccato il paradiso è difficile accontentarsi del mondo di tutti i giorni, diceva qualcuno.
In attimi di ottimismo o di benessere, immagino che il paradiso non sia solo uno, ma che ce ne siano diversi, che sta tutto nel trovarli e nel capirli, idolatrarli e amarli, senza le ombre dell’egoismo, della superficialità, dell’orgoglio, della possessività.

Ci sono attimi in cui questo mondo mi appare pesante, ingombrante, rozzo, indifeso, surreale. Poco interessante per me.
Forse un’altra al mio posto si crogiolerebbe in questo universo di buoni propositi e di buona compagnia, che per carità, mi ha insegnato tanto.
Eppure in me c’è veramente tanta rabbia.
Perché tutto poteva andare diversamente, perché con la lotta tutto sarebbe stato risolvibile.

Adesso sopravvivo bene, nonostante alcuni momenti mi lasci cadere nell’autocommiserazione e nel fastidio universale che si traduce in misantropia bella e buona. Perché la mia intolleranza nasce esclusivamente da schifare una parte di ciò che amo.
E mi chiedo: come si può amare o continuare ad amare qualcosa che contiene sfumature che mi fanno accapponare la pelle?
E la domanda vale anche al contrario: come si possono amare delle sottigliezze e provare repulsione per il resto?

Bè, tutto ciò è possibile.

Forse servirebbe solo più tolleranza. O più voglia di sbarazzarmi dell’immondizia.

O capire che per me c’è di meglio.

- C’è di meglio?

La scelta by Krishamurti

La scelta c’è dove c’è confusione. Per la mente che vede con chiarezza non c’è necessità di scelta, c’è azione. Penso che molti problemi scaturiscano dal dire che siamo liberi di scegliere, che la scelta significa libertà. Al contrario, io direi che la scelta significa una mente confusa, e perciò non libera.

e ancora..

Ci deve essere invece osservazione pura e assoluta, senza nulla da scegliere, senza nessuna direzione da prendere. Scegliere o rifiutare è un esito dell’attaccamento o della repressione. È uno spreco dell’energia. Non devo cercare di controllare, di reprimere, di fare qualcosa; ma solo osservare, tutta l’energia deve essere incanalata in questa attività. Quindi ci deve essere un’osservazione senza pensiero, senza l’interferenza del pensare

Gira e rigira, siamo sempre allo stesso punto

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