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Lezione
Ho imparato che nella vita è meglio essere maligni: è forse l’unico modo per scoprire le cose.
Ho imparato che nella vita è meglio incazzarsi di più e trattare male la gente, perché solo così riesce a portarti rispetto.
Ho finalmente capito che ho incontrato nella mia vita gente che non era degna nemmeno di un mio saluto e di un mio incoraggiamento perché poi si sono sempre troppo approfittate della mia bontà.
Ed io dovrei cambiare tutte queste cose per voi? Ma per piacere.
E ho incontrato una persona che ha il coraggio di rinfacciare atteggiamenti altrui solo perché non ha la palle di ammettere i propri errori. Che soprattutto ha saputo vivere bene quando le rose erano tenere, ma che ha tagliato subito la corda quando c’era da cacciare la forza e l’amore.
Del resto ho sempre pensato una cosa: chi siamo davvero è ciò che siamo nei momenti di difficoltà, non quando tutto gira bene.
Insomma, meglio pochi ma buoni. Meglio cancellare certa gentaglia che adeguarmi ai loro mondi e alle loro pretese. Meglio allontanarli, prima che mi contaminino con la loro maleducazione e cattiveria.
Meglio vivere nella sofferenza, ma con qualcosa nel cervello (e credemi, le persone con il sale in zucca sono sempre di meno al giorno d’oggi). Meglio essere tristi che essere infelici cronici. Meglio essere sicuri di sé che vivere a caso.
Molto meglio stare da soli che con chi non sa apprezzarti.
Grazie.
Tra strane emozioni
Quando si cambia si ha sempre un po’ paura di quello che sarà. Stare a 1000 km da casa e vivere in una grossa città lontano da amici e parenti è stato un bel cambiamento. Ma nulla di trascendentale, mi sono sempre sentita a casa nonostante un periodo non ottimo che ho passato.
E poi avevo con me la persona amata…
L’esperienza che mi aspetta nei prossimi 3 mesi è diversa. Andrò a vivere in un paese straniero e in più ci lavorerò non conoscendo ancora la lingua.
Soprattutto lascerò qua il sentimento e una persona che mi ha accompagnato mano per mano negli ultimi anni. Sono molto indipendente e individualista, ma ho anche bisogo di avere con me una certezza.
In realtà mi sento di tornare indientro di anni, quando c’ero solo io. Provo tanta gioia per questa nuova esperienza che mi attende e tanta voglia di stare in un posto diverso e conoscere gente nuova. Ma allo stesso tempo ho la grossa maliconia di lasciare qui in Italia un pezzo di me.
E contemporaneamente mi sento felice e fortunata perché lui è contento e felice quanto me e per me.
Insomma, sono molto contenta. Non so se avrò a disposizione un collegamento ad Internet o avrò la possibiltà di aggiornare il blog di tanto in tanto.
Ma ora saprete il perché!

Valencia, arrivo!
Sti milanesi
Aspettando di fare l’esame in un parco (essì, i potenti mezzi dell’Università di Milano che il sabato chiude baracca alle 11.30), una ragazza, con tono serio, esclama:
“Speriamo che il prof sia più easy [iiiiisiiiii] data la location [looKascioooon]“.
Poi l’esame non l’abbiamo fatto più là altrimenti ci arrestavano tutti.
P.s. tornerò presto ad aggiornare il blog, anche con il resoconto di X Factor. Mi aspetta una settimana di grande cazzeggio.
Il fantastico mondo del “lavoro”
In queste ultime settimane sto cercando qualche lavoretto come hostess per riuscire a vivere una vita quantomeno “normale” a Milano, da studente fuori sede, con un affitto da pagare e delle tasse esorbitanti da rispettare.
Oltre al solito “volantinaggio” che qui è pagato anche abbastanza bene, ho cercato qualcosa un po’ più consona al mio percorso di studi.
Trovo un annuncio da parte di un sito Internet di web-giornalismo che cerca appunto redattori e che addirittura paga gli articoli. Mi candido, mando il mio CV e mi rispondono che avrei dovuto mandare un articolo di prova perché volevano valutare il mio stile.
Avrei però dovuto scrivere sui Balcani. Sì, c’era proprio scritto così, senza nessuna altra spiegazione, solo che mi sarei dovuta limitare a venti righe. Ok, quando si scrive si parla di battute, parole, caratteri, non di righe, ma va bene lo stesso. Con un argomento del genere potevo spaziare in qualsiasi modo, scrivere di qualunque cosa.
Scrivo in un quarto d’ora un pezzo sulla situazione del Montenegro rispettando in pieno le venti righe, non impegnandomi nemmeno oltremondo perché di certo non mi stavo candidando per il premio Pulitzer. Dopo quasi una settimana mi rispondono con una dettagliata analisi che in pochissime parole evidenzia che: ho scritto un pezzo originale, ma che ho trattato in pochissime righe la situazione dei paesi dell’ex-Juvoslavia. L’analisi è molto interessante e si vede che il pezzo l’hanno letto sul serio, ma chi l’ha scritta probabilmente non si è resa conto che mi era stato dato un preciso limite di venti righe.
Di cose strane in questi giorni, ne ho sentite davvero tanto. Le racconto nella prossima puntata.
Comunque, dato che ormai ‘sto pezzo l’ho scritto, probabilmente lo pubblico qui. Ameno a qualcosa sarà servito.










