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Misantropia

Nel mio cuore c’è un’incudine. Questa incudine in alcuni momenti è leggera come un vecchio ricordo di un pomeriggio di primavera, di quelli in cui si sta distesi su di un campo d’erba a veder passare gli aerei. Poi d’improvviso diventa ingombrante, pesante, immobile.
Arrivo a chiedermi se mai andrà via, se un giorno mi lascerà in pace. Se sarò in grado di cacciarla o se mai qualcuno mi aiuterò a farlo.

L’incudine un tempo era una gioia, un onore che era stato regalato solo ed esclusivamente a me, che era fatta e forgiata solo per me. Poi si è trasformata in qualcosa di oscuro, terribile, fino a diventare meschina, irrispettosa, di ghiaccio. Affrontarla quando era di materia fredda (e pesava, eccome che pesava) è stato un duro colpo dal quale non so se riuscirò a mai a riprendermi completamente.

Nel frattempo ci sono state emozioni belle, passeggere, intense, corporali.Poi i dispiaceri della vita o le mancate identiche frequenza mi portano a pensare che io ho già vissuto quello che dovevo vivere, che ho già visto TROPPO e che questo troppo mi sta distruggendo.
Una volta toccato il paradiso è difficile accontentarsi del mondo di tutti i giorni, diceva qualcuno.
In attimi di ottimismo o di benessere, immagino che il paradiso non sia solo uno, ma che ce ne siano diversi, che sta tutto nel trovarli e nel capirli, idolatrarli e amarli, senza le ombre dell’egoismo, della superficialità, dell’orgoglio, della possessività.

Ci sono attimi in cui questo mondo mi appare pesante, ingombrante, rozzo, indifeso, surreale. Poco interessante per me.
Forse un’altra al mio posto si crogiolerebbe in questo universo di buoni propositi e di buona compagnia, che per carità, mi ha insegnato tanto.
Eppure in me c’è veramente tanta rabbia.
Perché tutto poteva andare diversamente, perché con la lotta tutto sarebbe stato risolvibile.

Adesso sopravvivo bene, nonostante alcuni momenti mi lasci cadere nell’autocommiserazione e nel fastidio universale che si traduce in misantropia bella e buona. Perché la mia intolleranza nasce esclusivamente da schifare una parte di ciò che amo.
E mi chiedo: come si può amare o continuare ad amare qualcosa che contiene sfumature che mi fanno accapponare la pelle?
E la domanda vale anche al contrario: come si possono amare delle sottigliezze e provare repulsione per il resto?

Bè, tutto ciò è possibile.

Forse servirebbe solo più tolleranza. O più voglia di sbarazzarmi dell’immondizia.

O capire che per me c’è di meglio.

- C’è di meglio?

La felicità

La più grande felicità è quella che riesci a trovare senza che ci sia una ragione precisa. Una felicità che non dipende da nessuno, che è viva dentro te per il solo fatto di vivere, gioire delle piccole emozioni di tutti i giorni, dei piccoli incontri e chiacchierate.

Spesso mi torna in mente un episodio. Lo voglio raccontare anche se fa parte della mia vita “privata”.
Questa estate tornando dalla Spagna, in aereo, mi siedo nella prima fila, accanto a due signori, credo marito e moglie o qualcosa del genere, sui 35-40 anni. Lui mi sembra subito molto gentile, lei annoiata e forse anche un po’ nervosa o stanca. Lui cerca di aiutarla a mettere apposto la valigia e la borsa e lo fa con tranquillità, con naturalezza. Mi guarda appena, ma dà una mano anche a me per aggiustare il bagaglio.
L’aereo va in modalità crociera ed io corro subito al bagno. In quel viaggio non vedevo l’ora di tornare a casa, ma sapevo che mi aspettava uno scalo molto lungo a Orio al Serio. Insomma, ho i miei pensieri. Tornando al posto sbatto rovinosamente la testa sulla cappelliera in modo immagino buffissimo. Succede in qualche istante, ma in quel momento ricordo un episodio che era accaduto solo qualche giorno prima. Ero in piscina e sbattetti la testa contro qualcosa, non ricordo, forse la copertura della piscina. Anche in quell’occasione devo averlo fatto in modo buffo, perché la persona che era con me non la smetteva di ridere! E lo faceva non nel modo in cui ridono i bambini quando prendono in giro qualcuno, ma con sano e spassionato divertimento. Come se quella risata ci sia la felicità pura, quella scanzonata, altruista, gentile.
Ok, ma torniamo sull’aereo. Io sbatto la testa, mi siedo e il signore mi guarda e ride allo stesso modo! Mi guarda in modo così tenero e così complice che non posso che fare altrettanto.

E così due perfetti sconosciuti hanno condiviso un attimo di felicità.

Bene, questa cosa mi colpì  immediatamente il cuore, mi riempì di gioia. Mi diede l’impressione che tutto fosse possibile. Fu una cosa molto bella che ricordo con piacere.

Insomma, tutto questo per dire che TUTTO ma proprio TUTTO dipende da noi e da come vediamo il mondo.
Niente di realmente buono ci capiterà se non siamo predisposti, se non meritiamo di averlo.

Non so, mi sentivo di condividere questa cosa ora e qui.
Buonanotte!

Weltschmerz

Ho passato così tanto tempo a meditare su me stessa e sul mondo che non vedo l’ora di rimettermi a scrivere. O semplicemente iniziarlo a farlo per bene.

Il titolo del post non è messo a caso e mi è venuto in mente ascoltando delle parole (meglio non essere più specifica!).
Quella che provo è stanchezza sì, ma anche una certa frustrazione nel vedere che alcune cose sulle quali dovrebbe “basarsi” la mia vita sono assenti.
Già da tempo mi capita di non aver nessun pensiero prima di andare a dormire e tanto meno uno al mattino, quando mi sveglio (sempre che non abbia fatto degli incubi). Mi rendo conto che ho fatto nella mia vita delle scelte molto coraggiose, ma come si suol dire, ci sono momenti in cui mi cadono le braccia e penso “sarebbe tutto più facile se…..”. Uno fa le cose per bene, crede di averle dette e fatte nel modo giusto, ma niente torna indietro. Non che io mi aspetti qualcosa, ma il mio dare prima o poi finirà se non verrà alimentato dal ricevere qualcosa.

Poi improvvisamente ti capita di pensare a qualcuno e vederci qualcosa che certamente mai si realizzerà. Weltschmerz.

E’ un pensiero stupido, una persona venuta per caso nel mio cammino, ma che per un momento mi fa dimenticare di tutti questi ultimi mesi e di tutto quello che è successo. Dura un attimo e forse mai più si ripeterà.
Pazienza.

Ho una certa disillusione verso gran parte delle cose fondamentali per l’uomo occidentale, anzi a volte inorridisco quando vedo o sento alcuni atteggiamenti che in realtà nascondono un mare di incertezze e di paure. Prima non riuscivo a dare un nome a tutto ciò, ma ora che ho qualcosa di più profondo in me, cerco di annaffiare giorno dopo giorno la mia consapevolezza che mi aiuta a vedere le cose in modo diverso.

Solo che ancora non capisco gli esseri umani. Non riesco a capire come possano far finta di niente sull’odio che provano verso sé stessi e che gli spinge a trovare all’esterno un capro espiratorio, di quelli che mascherano il dolore in apparenze esterne allucinanti, di chi cerca in un’idea romantica la soluzione ai suoi problemi e di chi infine ha talmente paura di essere, di vivere, che tenta in tutti i modi di isolarsi dal mondo.

Sì, dovrei proprio scrivere un libro su questi personaggi.
Peccato che siano persone reali. E d’altronde sono esseri umani.

Una delle domande più scontate e più sconvolgenti che ci possiamo porre non è altro che:

“Io, cos’è che voglio?”

Tra le nuvole

Stasera molti rientrando a casa saranno salutati da cani saltellanti e figli che strillano.
Il loro coniuge gli chiederà come è andata la giornata e stasera si addormenteranno.
Le stelle usciranno discrete dai loro nascondigli diurni, e una di quelle luci, appena più luminosa delle altre, sarà l’ala del mio aereo che passa.

da Up in the air

Inaccettabile

Ho scritto una riflessione lunga e pallosa. La evito, anche perché è troppo personale e per ciò che c’è scritto, qualcuno potrebbe prendersela e travisare. Comunque è legata, più o meno, a questi due video (soprattutto al primo).

Anzi, ne aggiungo pure un terzo

p.s. il fatto che Edward Norton sia presente in due video, è veramente un caso!

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