“Obama si sbaglia sull’emergenza climatica” (Cato Institute)
Obama, il presidente degli USA, sembra davvero un alieno: in poco tempo è riuscito a smontare tante politiche attuate da Bush e criticate da tutto il mondo. Una di queste riguarda il clima.
Ricordiamo tutti la mancata adesione al protocollo di Kyoto di G. W. Bush. In sè il protocollo di Kyoto, diciamolo, è abbastanza inutile, anche per gli obiettivi che si prefigge, ma Bush in materia si è sempre dimostrato menefreghista.
Bene, Obama no. Obama ha convocato un enorme forum sul clima mondiale ad aprile per trovare un accordo sulla riduzione della cO2 e dei gas che permettono l’effetto serra. Questo forum riunirà a Washington 17 nazioni responsabili di oltre l’80 per cento delle emissioni mondiali di gas a effetto serra, fra le quali India, Cina, Brasile, Russia, Giappone, oltre a nazioni dell’Unione europea. Se porterà finalmente dei provvedimenti seri non ci è dato saperlo, ma la notizia è un’altra. Quello che è chiaro è che Obama sta facendo discutere e che qualcuno, in qualche modo, deve contrastarlo.
Sul New York Times di oggi, in una pagina a pagamento, appare un manifesto di 114 scienziati e premi Nobel (tra cui anche il nostro Zichichi.. ma capirai, da uno che nega l’evoluzionismo c’è da aspettarsi di tutto) che contestano la gravità della situazione climatica mondiale. Da lastampa.it:
«Noi sottoscritti scienziati confermiamo che l’allarme sui cambiamenti climatici è grossolanamente esagerato» si legge nel testo redatto dal Cato Institute di Washington, pubblicato a pagamento su un’intera pagina del New York Times sotto il titolo «Con tutto il rispetto, Mr President, non è vero». Non è vero quanto ha detto Obama dopo l’elezione sul fatto che «poche sfide sono più urgenti della lotta ai cambiamenti climatici e la scienza non ha dubbi in proposito». [..]
Chi è, e di cosa si occupa il Cato Institute? Ma sopratuttto, chi lo finanzia????
Ci si mette poco meno di due minuti per scoprirlo. Il Cato Institute è stato fondato da da Murray N. Rothbard, Edward H. Crane e Charles G. Koch. Quest’ultimo è il figlio del fondatore, nonché CEO e azionista principale delle Koch Industries, una delle più grandi aziende petrolchimiche del mondo. Su wikipedia alla voce critiche si legge:
Fin dal 1989 la Koch Industries è stata accusata di tenere un comportamento estremamente scorretto nei confronti dell’ambiente, inquinando oltre ogni misura e aggirando i decreti emanati dal governo sulle restrizioni dell’inquinamento. In particolare nel corso degli anni ’90 è stata chiamata in causa in più di 300 cause di inquinamento (venendo giudicata spesso colpevole).
Un’altra pesante causa è quella che vede impegnate 97 contee contro l’azienda per una fuga di Benzene. Nel 2000 la magistratura ha ridotto il numero di contee da 97 a 11, poi a 9 e infine a 7. A queste 7 contee hanno corrisposto multe per un totale di 20 milioni di dollari.
È stata anche accusata di aver distrutto, nascosto e manomesso prove.
Continuiamo nell’indagine? Ma certo.
Dirò due nomi che ho già citato in un post precedente e che non mi sono meravigliata di ritrovare. Il primo di questi due nomi è quello della Exxon. Su wikipedia inglese e su exxonsecrets.org si legge che il Cato institute ha ricevuto una montagna di soldi da ExxonMobil.
Il secondo nome è quello di Philip Morris. Secondo questo documento redatto da Americans for no-smokers’ rights, il Cato institute dal 1990 continua a prendere fondi direttamente e indirettamente dalle industrie di tabacco per prevenire le politiche di non fumo nei locali pubblici. Ad esempio, tra il 95 e il 98 Philip Morris ha contribuito con almeno 425 mila dollari; su un documento di bilancio dell’azienda che produce tabacco sono stanziati 175 mila dollari per “Libertà individuali”. Sul documento sono presenti tutti i link che testimoniano quanto c’è scritto.
Vi basta? Se davvero volete capire che tipi di personaggi sono quelli che aderiscono alle linee guida del Cato institute, in rete c’è un interessante articolo che si occupa anche delle ideologie alla base di questo think-tank.
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http://www.duechiacchiere.it/ camu
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