Guerra all’Ananas
Nei telegiornali e sui quotidiani è apparsa qualche giorno fa la notizia che per difendere l’italianità e i prodotti italiani (soprattutto in questo momento di crisi) è necessario eliminare dalle nostre tavole natalizie o pre-natalizie l’Ananas. Autore di questa provocazione il ministro delle politiche agricole Luca Zaia, che ha indetto lo sciopero dell’ananas.
Le Ananas. Queste sconosciute che vogliono rubare la scena ai mandarini (clementine per i nordisti), alle nostre arance siciliane, alle ciliege (c’ras per i più colti), alle mele della val del non. Come si permettono di invadere la penisola con il loro succo gialla gustoso e saporito? Chi le ha chiamate, cosa vogliono?
Interpellati, i sindacati dell’Ananas hanno subito gridato allo scandalo e al razzismo. Del resto Zaia è o non è leghista?
A loro volta, le Ananas hanno indetto lo sciopero della pizza, degli spaghetti e della polenta per contrastare questa assurda decisione del governo.
“E’ mai possibile che non si possa convivere pacificamente nei supermercati? Perché ora devo sentirmi un’estranea? Io sono in Italia da quando sono nata e un po’, a dir la verità, mi ci sento italiana“. Questa è l’opinione di un’Ananas che ho intervistato al supermercato Gs di Viale Brenta, che preferisce restare anonima per non subire ripercussioni.
La prossima iniziativa sarà quella di controllare tutti i documenti alle Ananas. Quelle sprovviste di permesso di soggiorno saranno scuoiate e buttate in mare .
Per cui se sei un’Ananas e stai leggendo, attenzione: per strada potrebbero richiederti i documenti e anche picchiarti.
Personalmente indico una campagna pro-Ananas, perché l’ho sempre mangiata e me piace.










