Tempi duri per l’Università

Uno degli argomenti più ignorati della scorsa campagna elettorale sono stati i fondi destinati alla ricerca e lo stato dell’Università in generale, poco più che accennati da Berlusconi e trattati in sordina da Veltroni.
Sappiamo più o meno tutti che siamo uno degli ultimi paesi per quanto riguarda la ricerca e che i nostri giovani laureati incontrano più di una difficoltà per entrare nel mondo del lavoro, tanto da dover fuggire all’estero per trovare qualcosa di decente.
Ma veniamo agli ultimi avvenimenti.
17 Giugno 2008. Il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Gelmini assicura che saranno aiutati i docenti, i ricercatori e gli studenti delle Università italiane garantendo 240 € in più per le borse di dottorato, che i fondi privati destinati alla ricerca saranno incentivati, che ci sarà un taglio netto dei corsi di laurea, garantendo più meritocrazia.
25 Giugno 2008. Con il decreto che anticipa la finanziaria, il quadro dipinto dalla Gelmini non è più così roseo. Assunzioni contenute (un contratto a tempo indeterminato ogni cinque pensionamenti), riduzione del Fondo di finanziamento ordinario, probabili tagli agli stipendi.
Il mondo accademico, ovviamente, ha subito alzato la voce, perchè nel tempo questa situazione potrebbe diventare insostenibile.
E indovinate un po’ dove potrebbero andare a prendere i soldi che mancano? Ovviamente su noi poveri studenti (ergo sulle nostre famiglie) che, nonostante le assicurazioni di rito, andrebbero a pagare più tasse.
10 luglio 2008. Le rassicurazioni della Gelmini arrivano immediatamente. La ministra ribadisce che è vero che ci saranno meno soldi a disposizioni, ma verranno usati meglio che in passato, tramite degli indicatori. In pratica le università avranno anche la possibilità di diventare delle vere e proprie Fondazioni proprio per aiutarle a racimolare più soldi dai privati invece che dallo stato.
15 Luglio 2008. Come avranno mai reagito i rettori e i consigli? Che ve lo dico a fare. “Contestazioni, minacce di bloccare lezioni, esami e sessioni di laurea, allusioni nemmeno troppo velate allo stop del prossimo anno accademico”. Il solito.
Ad esempio sul sito dell’università di Bari, c’è un vero e proprio comunicato.
Il problema è che tutto ciò fa pare di un disegno infinito, composto di cause e concause.
Se il debito pubblico non fosse così alto, se ci fossero meno sprechi, se tutti pagassimo le tasse, se le aziende italiane cambiassero rotta, se l’università fosse più pratica, se i docenti e gli assistenti non fossero assunti solo perchè sono parenti di, se…………etc
foto francesco.mazzone
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